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Co2: nessun paese è promosso

Secondo il rapporto di Germanwatch, presentato a Lima da Legambiente, la crescita delle emissioni globali ha rallentato. Ma il podio della classifica mondiale resta vuoto

Negli ultimi cinque anni le emissioni globali di Co2 hanno rallentato la crescita. E non soltanto per effetto della crisi economica: l’andamento delle emissioni è infatti disallineato rispetto al Pil, grazie allo sviluppo delle energie pulite.

Lo sviluppo delle fonti rinnovabili è stato particolarmente importante in ben 51 paesi, in molti dei quali si è avuta una crescita percentuale annua a doppia cifra.

A illustrare questi dati, contenuti nel rapporto annuale di Germanwatch sulla performance climatica dei principali paesi del pianeta, è stata Legambiente, che ha collaborato alla realizzazione del report per l’Italia e lo ha presentato a Lima alla Conferenza mondiale sul clima in corso in questi giorni.

Il rapporto valuta la performance climatica di 58 paesi, che insieme rappresentano oltre il 90% delle emissioni globali. La performance di ciascun paese è misurata attraverso il Climate change performance index (Ccpi), basato per il 60% sulle emissioni (30% livello delle emissioni annue e 30% trend nel corso degli anni), per il 20% sullo sviluppo delle energie rinnovabili (10%) e dell’efficienza energetica (10%) e per il restante 20% sulla sua politica climatica nazionale (10%) e internazionale (10%).

Anche quest’anno le prime tre posizioni della classifica non sono state attribuite: nessuno dei paesi ha realizzato una performance sufficiente a contrastare in maniera efficace i mutamenti climatici e a contribuire a mantenere il riscaldamento globale al di sotto della soglia critica dei 2° gradi centigradi. Per la prima volta però due paesi, Danimarca e Svezia, classificati rispettivamente quarto e quinto, hanno raggiunto una performance soddisfacente, che se confermata nei prossimi anni potrà loro consentire di salire sul podio.

Dietro Danimarca e Svezia si piazzano quattro paesi europei, Regno Unito, Portogallo, Cipro e Irlanda, e il Marocco. Resta indietro la Germania, che si conferma al 22° posto, come lo scorso anno: il paese ha perso la sua leadership in seguito al rilancio del carbone che ha fatto aumentare le emissioni e ha compromesso il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo di riduzione entro il 2020 del 40% delle emissioni rispetto al 1990.

L’Italia si piazza al 17° posto, ma più per effetto della crisi economica, che porta a una involontaria riduzione delle emissioni. Nella classifica relativa alla politica nazionale sul clima, sottolinea Legambiente, l’Italia precipita al 58° posto".

I più grandi responsabili mondiali delle emissioni, Stati Uniti e Cina, sono nella parte bassa della classifica generale, al 44° e 45° posto. La Cina in particolare ha fatto dei passi avanti, e ora si attende che siano messi in pratica gli impegni presi dai due paesi lo scorso novembre.

L’analisi di Germanwatch, conclude Legambiente, contiene comunque dati confortanti, dimostrando come vi siano “le condizioni economiche e tecnologiche, in grado di contrastare seriamente i mutamenti climatici in corso".
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